Presentazione
La Divina Misericordia è per tutti, nessuno mai la esaurirà, e non tutti la comprendono in uguale misura. Né è detto che la comprensione debba essere, in senso stretto, discorsiva.
Questo blog è per chi, di fronte all'Attributo più grande di Dio, la Misericordia appunto, vuole capire meglio.
Certo, per capire meglio, serve un po' di filosofia e di teologia. Non spaventatevi: il nostro testo di base sarà il Diario di Santa Maria Faustina Kowalska. Grandissimo, ma non difficile.
"Capire meglio" la Divina Misericordia non è strano e presuntuoso. Aiuta a vivere la misericordia tra fratelli, condizione di accesso alla Divina Misericordia. Aiuta a essere apostoli, portavoce. Ad maiorem Dei gloriam.

sabato 7 novembre 2009

Diario (§ 31): Una visione apparentemente contraddittoria

The Storm is ComingImage by innoxiuss via Flickr

Una volta vidi una gran folla di gente nella nostra cappella, davanti alla cappella e sulla strada, perché non c'era posto nella cappella. La cappella era addobbata per una
solennità. Vicino all'altare c'era un gran numero di ecclesiastici, poi le nostre suore e molte di altre congregazioni. Aspettavano tutti la persona che doveva prendere posto sull'altare. Ad un tratto sentii una voce che diceva che io dovevo prendere il posto sull'altare. Però appena uscii dall'abitazione, cioè dal corridoio per attraversare il cortile ed andare in cappella seguendo la voce che mi chiamava, ecco che tutta la gente
cominciò a gettarmi addosso tutto quello che poteva: fango, sassi, sabbia, scope, tanto che in un primo momento rimasi indecisa se proseguire o meno; ma quella voce mi chiamava con insistenza ancora maggiore ed allora, nonostante tutto, cominciai ad avanzare coraggiosamente.
Quando attraversai la soglia della cappella, i superiori, le suore, le educande e perfino i genitori cominciarono a colpirmi con quello che potevano tanto che, volente o nolente, dovetti salire in fretta al posto destinato sull'altare. Non appena occupai il posto destinato, subito quella stessa gente e le educande, e le suore, e i superiori, e i genitori, tutti cominciarono a tendere le mani ed a chiedere grazie ed io non provavo alcun risentimento verso di loro, che m'avevano scagliato addosso tutta quella roba ed anzi stranamente provavo un amore particolarissimo proprio per quelle persone che mi avevano costretta a salire più rapidamente nel posto a me destinato. In quel momento la mia anima fu inondata da una felicità inconcepibile ed udii queste parole: «Fa' quello che vuoi, distribuisci grazie come vuoi, a chi vuoi e quando vuoi». E subito la visione scomparve.


Commento

Incredibile: proprio le persone, o le circostanze, che più ci avranno fatto soffrire, saranno quelle che ameremo di più: perchè ci avranno costretti ad accelerare il passo verso la meta, cioè verso quella misura di grazia e di gloria assegnata a ciascuno fin dall'eternità.
Quindi: non stupiamoci, non addoloriamoci -per quanto possibile- per i maltrattamenti e le ingratitudini delle persone, anche quelle più vicine; sono tutte cose che si risolveranno.
Chi ci disprezza oggi, un giorno ci apprezzerà; magari fra 50 anni, in Cielo: perchè tutto passa.
E in Cielo il nostro lavoro non finirà, ma sarà più efficace e del tutto gioioso.

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venerdì 6 novembre 2009

Un paio di veloci conversazioni metafisiche: 2) atto di essere ed essenza

The black line traces the traditional Exodus r...
In Metafisica vi è una serie di 'coppie di concetti' molto importanti.

Oggi, in questo ripasso dei "fondamentali", avendo appena parlato di essere come atto di essere (vi dico un paio di sinonimi in latino, così se li incontrate capite che è sempre di quello che si sta parlando: actus essendi ed esse ut actus), è necessario parlare di essenza.
L'essenza è il 'che cos'è' di una cosa reale. Quando gli ebrei videro la manna depositata sul terreno si chiesero l'un l'altro: "Man hu?" cioè appunto "Che cos'è?". Indagavano l'essenza ;-)
L'essenza è strettamente legata all'essere, inteso sempre come atto, come perfezione.
Pensate all'essere infinito, perfettissimo, senza limiti: è Dio! In tutte le altre cose, cioè in tutte le altre creature, l'essenza è come una "restrizione", una "determinazione", dell'Essere infinito.
Per l'essenza, che restringe l'infinità dell'Essere, io non sono Dio; per la stessa essenza però, che mi determina in una modalità particolare, io sono l'uomo concreto che sono.
Quindi atto di essere ed essenza sono sempre distinti, tranne in Dio. In Lui l'essenza è... l'essere tutto intero. L'espressione che si è diffusa nella Metafisica classica è che Dio è l'Essere per essenza; analogamente, si è soliti dire che Dio E' l'Essere, mentre che ogni cosa reale, ogni ente, ha l'essere, meglio ancora: ha un atto di essere.

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giovedì 5 novembre 2009

Un paio di veloci conversazioni metafisiche: 1) atto e potenza; atto di essere

cdcovers/mozart/piano concertos vladimir ashke...Image by exquisitur via Flickr
L'essere è stato troppo a lungo identificato, in pratica, con l'esistere, diciamo meglio: con la pura e semplice esistenza.
Come se, prendendo una cosa reale, tu astraessi da tutte le sue qualità e caratteristiche concrete.
Hai un apparecchio televisivo, ma lo consideri prescindendo dal fatto che possa mostrarti delle immagini, che abbia un certo aspetto che si intona o meno col soggiorno, certe dimensioni, che presenti una serie di pulsanti e bottoncini, e abbia dei fili che lo collegano a una rete, ecc.
Cosa rimane? Un puro e semplice esistere.
Così, troppo a lungo, è stato considerato l'essere, e tuttora molti lo considerano così.
Parlo anche di professoroni, per cui tra breve i modesti lettori di questo modesto blogger ne sapranno più di molti "big", con tanto di cattedra universitaria in qualche disciplina filosofica.
Perchè poi sia tutto più chiaro, facciamo una premessa.
Io posso dire: "La mia gatta è".
In questo caso, sì, è evidente: intendo dire che esiste.
Però, anche se questo genere di espressioni non è comunissima, posso dire:
"L'uomo è più dei suoi averi"
"La vita è più di una bella gita"
"L'amore è più del sentimento"
In tutti questi casi, vedete, essere è quasi sinonimo di valere.
E qui ci avviciniamo alla grandiosa scoperta di San Tommaso d'Aquino, poco compresa da contemporanei e successori, fino a qualche decennio fa.
L'essere è atto.
"E che vor' di'?"
Atto è la perfezione, potenza è la capacità reale di ricevere quella perfezione.
La tua vita, il tuo corpo, la tua intelligenza, il fatto che parli correntemente italiano e sai qualcosina d'inglese, la tua abilità a smanettare sul computer e a cucinare le melanzane alla parmigiana, la tua capacità di amare e sacrificarti per gli altri, il fatto che sai cantare, sono tutti atti, perfezioni. Si potrebbe dire anche qualità, ma metafisicamente è un po' equivoco.
Tu, quando senti parlare di atto, pensa a perfezioni, e non sbaglierai.
Potenza è la capacità reale di ricevere l'atto corrispondente. In potenza, puoi imparare meglio l'inglese. Devi studiare, ma ce la puoi fare. Puoi imparare nuove canzoni da suonare al pianoforte. Non le sai ancora, ma se te le insegnano, hai la capacità reale di impararle. E' curiosa la potenza: da una parte rappresenta una cosa che non c'è. Tu, pianista in erba, con il tempo e l'esercizio puoi veramente imparare a suonare la Marcia Turca. Un cercopiteco non potrà mai, per quanto si eserciti. Quindi, i vostri due odierni "non lo so fare" sono molto diversi. Il cercopiteco non ha niente. Tu hai la potenza. E la potenza, sottoposta alle debite condizioni, può divenire perfezione in atto; nel caso di una musica: da tutti udibile.
Certo che poi anche la potenza ha i suoi limiti: è probabile che tu non raggiunga mai la bravura di Vladimir Ashkenazy. La sua potenza era già maggiore, sin dalla nascita. E ben l'ha saputa coltivare e fare sbocciare in atto.
Ora torniamo all'essere. L'essere non è un puro e semplice esistere, o magari neanche quello perchè qualcuno lo attribuisce all'ippogrifo o alle sirene, che non esistono.
L'essere è atto, valore, perfezione. Anzi: l'essere comprende tutte le perfezioni possibili immaginabili. Per questo l'essere non è il concetto più povero (ciò che rimane di una cosa dopo che le hai tolto tutto, e quindi in pratica, se va bene, le rimane la pura e semplice esistenza). L'essere è il concetto più ricco, perchè comprende in sè tutte le ricchezze possibili immaginabili, tutte le perfezioni.
Solo in Dio, Atto puro, Essere infinito e perfettissimo, ritroviamo, effettivamente, tutte le perfezioni in sommo grado.
Noi, creature, per il libero e gratuito amore di Dio, partecipiamo del suo Essere.
Abituiamoci un po' alla terminologia. La prima volta suona ostica, poi pian piano la si assimila.
Ciascuna cosa reale ha un atto di essere, cioè una partecipazione all'infinito Atto di Essere che Dio è. Che io abbia un atto di essere, che il mio frigorifero abbia un atto di essere, significa che non ci limitiamo a una pura esistenza, priva di qualsiasi contenuto. Abbiamo delle qualità, delle caratteristiche, meglio: delle perfezioni. Questo significa atto di essere: che l'essere è atto, ricchezza, perfezione.
Questo sconvolge la Metafisica e inaugura la nascita della filosofia dell'essere. ESSERE diventa il concetto massimamente positivo, massimamente ricco e pregnante.
Ovviamente qui non c'è modo di illustrarlo, almeno per ora, ma questo per la Metafisica è stato più dello sbarco dell'uomo sulla luna.

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mercoledì 4 novembre 2009

Diario (§ 30): Dio nella Sua Essenza

See See The Sun album coverImage via Wikipedia


Una volta stavo riflettendo sulla SS.Trinità, sull'Essenza di Dio. Volevo assolutamente approfondire e conoscere chi è questo Dio... In un istante il mio spirito venne come rapito in un altro mondo. Vidi un bagliore inaccessibile e in esso come tre sorgenti di luce, che non riuscii a comprendere. E da quella luce uscivano parole sotto forma di fulmini, che si aggiravano attorno al cielo ed alla terra. Non comprendendo nulla di questo, mi rattristai molto.
Improvvisamente dal mare di luce inaccessibile usci il nostro amato Salvatore, di una bellezza inconcepibile, con le Piaghe sfavillanti: E da quella luce si udì questa voce: «Qual è Dio nella Sua essenza, nessuno potrà sviscerarlo, né la mente angelica, né umana».
Gesù mi disse: «Procura di conoscere Dio attraverso la meditazione dei Suoi attributi». Un momento dopo Gesù tracciò con la mano il segno della croce e scomparve.


Commento

Cos'è l'essenza di Dio? E' ciò che Dio è. Tutte le Sue infinite perfezioni, però armonicamente composte in un'unità misteriosa e profondissima. L'essenza di Dio è la stessa infinita ricchezza del Suo Essere. Ricordiamo che essere non è solo 'esistenza', ma valore, ricchezza, perfezione; filosoficamente: atto.
L'atto di essere (cioè, appunto, l'essere come perfezione) di Dio è infinito, e questa è l'essenza di Dio. Si dice anche che Dio è l'Essere per essenza, cioè senza alcuna limitazione.
Intuitivo, direi, che questo mare senza sponde dell'Essere divino, della Sua essenza, non sia pienamente comprensibile né dagli uomini né dagli angeli, né adesso né mai.
Questo non significa restare però per sempre negli abissi dell'ignoranza in cui ci troviamo noi uomini sulla terra.
Già per questo tempo terreno Dio indica un percorso: la meditazione dei Suoi attributi.
E qui ci torna utile il principio di analogia che abbiamo studiato ieri. Perchè molti dei divini attributi li ritroviamo, analogicamente, nelle creature e in Dio. Nelle creature li ritroviamo limitati o con imperfezioni. In Dio invece sono illimitati e perfettissimi.
Facciamo un esempio: la bellezza. Noi possiamo osservare un paesaggio montano o marino particolarmente suggestivo, un'opera d'arte venerata da secoli, una musica meravigliosa, un animale stupendo nella sua grazia o tenerezza, Audrey Hepburn o Gregory Peck, Nicole Kidman o George Clooney, e dire... bello, tutto molto bello; eppure tutto ciò è solo una briciola o una scintilla della Bellezza infinita e perfettissima che Dio è. Questo è il principio dell'analogia, applicata alle creature e a Dio.
Se, dopo la bellezza, meditiamo gli altri attributi, scopriamo che questo è un grande cammino verso la conoscenza di Dio.
Questa è Metafisica.
Alla faccia di quelli che dicono che la Metafisica è inutile (o forse pensano a quella di Hegel, e allora hanno tutte le ragioni).

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martedì 3 novembre 2009

Preparazione al § 30 del Diario: l'ANALOGIA

INTER-VASCO  (explored!)Image by ankor2 via Flickr

Che cos'è l'analogia?
L'analogia è un sorta di somiglianza che si dà fra due o più cose; e, per la precisione, quando vi è in esse qualcosa di uguale e qualcosa di diverso.
Facciamo un paio di esempi.
C'è analogia fra un cane e un gatto. Sono entrambi mammiferi, hanno quattro zampe, due occhi ecc. Però differiscono in tantissime cose.
C'è analogia fra l'Inter e il Milan. Entrambe sono squadre di calcio, ma la prima è composta di grandi campioni, belli, simpatici e modesti, la seconda di brocchi ;-))))))))
Questo secondo esempio (scherzoso) viene però particolarmente bene per evidenziare l'analogia in riferimento a un solo attributo o qualità, e ci sarà particolarmente utile domani, nella lettura del Diario.
Si potrebbe anche dire: la capacità di cantare è analogica in una corista parrocchiale e in Cecilia Bartoli; entrambe la posseggono, ma a diversi livelli di eccellenza.

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Messaggio mensile ad Anne, un'apostola laica, novembre 2009

The cathedral from belowImage via Wikipedia


Come già detto (ma, si spera, ci potrebbero essere nuovi lettori) Anne è una donna irlandese che riceve comunicazioni in forma parlata da Dio e da alcuni santi.
Ovviamente la Chiesa non si è pronunciata, ma il Vescovo Ordinario del luogo in cui risiede la donna, segue e approva pienamente tutto il "lavoro" di Anne, che dunque avviene nel pieno solco della Chiesa Cattolica.
In particolare, ogni primo giorno del mese, il Signore Gesù detta ad Anne un messaggio particolarmente destinato alla diffusione tra i fedeli.
Lo riportiamo a seguire, in lingua originale, lasciandovi eventualmente ai numerosi strumenti di traduzione della rete.



On the first of every month, Our Lord gives Anne a new message about His call to service.

November 1, 2009

Jesus

My dearest apostle, how pleased I am with your efforts. Shall I tell you all that pleases Me? I am pleased that you accept My words and welcome them into your heart. I am pleased because as you welcome My words into your heart, you welcome My graces into your life. Many come and go in My service. But you do not do this. You remain in My service. It will take eternity for Me to show you My gratitude. When I say service, you no doubt think practically. You think of work, of heaven’s work, which includes the tasks that you complete for Me and for others in My name. This is good. I so badly need those who are willing to work for Me. But when I say service, I want you to also think of love. You see, we need bridges built that will transport God’s children safely into My heart. But the invitation to cross the bridge from isolation to the love of God will be extended through your love, through My presence in your heart. My love will flow out from you to others and they will find out that the wounds they suffer are vulnerable to love. Wounds melt away when they are exposed to love. Love, rooted in Me, is always selfless. It is quiet rather than boisterous. It waits patiently, willing to accept suffering for the greater good of the soul in front of it. The greater good will always be reconciliation with Me but this reconciliation between the Creator and the created is deeply personal and takes place in the privacy of the soul. Dearest children of God, you have been chosen to accept My love and to use that love to draw others back to Me. I am watching closely as you struggle for greater holiness. I am watching closely as you advance. I am with you in your own suffering and I allow loneliness for every serving apostle because it is only through this loneliness that you understand how badly you need Me. Your loneliness then becomes a heavenly port in a storm of activity through which you draw graces down into the world. You see that you suffer. When you return to Me forever, you will see that your suffering, accepted in My name, advanced not only My intentions, but yours. Be at peace, little apostle. I am involved in all that occurs in your life. I am with you. I will not leave you.

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lunedì 2 novembre 2009

La sorprendente possibilità di ricominciare tutto da capo mille volte (=sempre)

Life Is Beautiful album coverImage via Wikipedia

Agli esseri umani, in realtà, non servirebbero molte cose per affermare: la vita è bella.
Una, che non è la principale ma è importante, è togliersi dalla testa che nel nostro futuro non ci sarà la croce. Ci sarà, invece, sarà assolutamente sgradevole, ci sembrerà che si spinga fino ai limiti della sopportazione, e sarà, a seconda dei periodi, più o meno frequente e continuata; ma qualcosina di veramente antipatico ci sarà tutti i giorni, salvo clamorose eccezioni.
Un pensiero ancora più essenziale che deve a poco a poco radicarsi in noi è quanto è grande Dio (cioè infinitamente ricco di ogni perfezione) e di quanto ci ama. E fatte le debite proporzioni (Creatore/ Capolavoro della Creazione), questo vale anche per la Madonna, la quale appunto ha pronunciato le parole del titolo del post.
Perchè la vita sia bella, dobbiamo anche conoscere noi stessi, lo diceva già Socrate. E ci scopriremo peccatori, con un cuore meschino e chiuso in se stesso, malfidenti, pettegoli. E' bene saperlo: ci aiuterà a non crederci più bravi degli altri.
La relazione fra noi e Dio, fra noi e Maria Santissima, tiene conto di questa nostra peccaminosità. E, se ci pentiamo, la Misericordia spazza via come il più potente vento del più ventoso pianeta, financo le briciole delle nostre miserie. La Misericordia è Amore che perdona, è Amore incondizionato, è Amore che continuamente ci offre la possibilità di ricominciare il nostro rapporto con Dio dalla "freschezza del primo giorno di fidanzamento, o di matrimonio".
Quel pianeta così ventoso si chiama Confessionale. Preparatevi qualche minuto, perchè non andate a obliterare il biglietto ;-) E lì fate caso. Come potrebbe mai un uomo dire "E Io ti assolvo dai tuoi peccati..."?
Roba da neurodeliri. E infatti è Gesù. Il sacerdote gli sta solo prestando la voce. Poi, per conto vostro, ringraziate: è avvenuta una grande Misericordia!!

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domenica 1 novembre 2009

Diario (§ 29): La consorella importuna

{{it| pala raffigurante la Madonna, Sant'Anna ...Image via Wikipedia


Una delle Madri, quando venne a conoscere il mio stretto rapporto con Gesù, mi disse che ero una povera illusa. Mi disse che Gesù manteneva rapporti simili solo coi santi « e non con anime peccatrici come lei, sorella ».
Da quel momento fu come se diffidassi di Gesù. In un colloquio mattutino dissi a Gesù:
« Gesù, non sei per caso un'illusione? ». Gesù mi rispose: « Il Mio amore non delude nessuno ».



Commento

Se l'episodio non avesse fatto soffrire nostra sorella Santa Faustina, ci sarebbe da ridere a crepapelle. Ma come si immaginava, la reverenda consorella, che debbano agire e apparire i santi? Con lo sguardo sempre fiammeggiante, a pronunciare con voce trascinante passi appropriati delle Sacre Scritture? La nostra cara Faustina avrà, migliaia di volte, affermato le cose più normali, nelle situazioni più normali. Che so, parlare del tempo atmosferico, di un guasto al riscaldamento, delle formiche nel corridoio, di un ricordo della vita in campagna. Soprattutto avrà assecondato i discorsi delle consorelle. E questa è normalità, naturalezza. E, con la grazia di Dio, può essere santità.
Interessantissima anche la risposta di Gesù: "Il Mio Amore non delude nessuno".
Cioè: se anche per pura ipotesi queste apparizioni fossero illusioni, se tu fai con amore la volontà di Dio, così come te la segnala il direttore spirituale, non sarai delusa: Io non ti deluderò.

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sabato 31 ottobre 2009

Solennità di Tutti i Santi

Saints of the Roman Catholic church.
Nella diocesi di Milano la Solennità di Tutti i Santi si celebra oggi, eccezionalmente, per non farla coincidere con la domenica (ma senza obbligo di precetto).
Nel resto del mondo si festeggia domani.
Così ho un po' anticipato il commento al Vangelo, cercando un "compromesso" fra i due riti ;-)


Vangelo (Mt 5, 1-12) e commento
Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. 2 Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: 3 "Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
4 Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.
5 Beati i miti,
perché erediteranno la terra.
6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
7 Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
8 Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
9 Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
10 Beati i perseguitati per causa della giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
11 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12 Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.

Sono parole così belle che il rischio è di fermarsi alla loro indubbia poesia.
Quando però si afferra che ogni affermazione comporta delle conseguenze, si può passare rapidamente dall'estasi poetica ai sudori freddi :-)
Per esempio la diffusissima abitudine, anche fra i cristiani, di parlare male degli altri senza alcuna necessità, si scontra frontalmente almeno con due beatitudini: la mitezza e la misericordia.
Vi conviene andare avanti nell'orazione, nel dialogo 'senza tracce' con Gesù.
Lui è il Dio "che atterra e suscita, che affanna e che consola" (Alessandro Manzoni)

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venerdì 30 ottobre 2009

Chi ama le masse, e chi ama me

D.Image via Wikipedia


Uomini politici, divi del cinema. Come sorridono davanti a una telecamera, a un pubblico.
Ci amano? Raramente. La massa, invece, oh che passioni suscita! Quante tonnellate di carne dobbiamo essere perchè l'ultimo intellettuale alla moda si fermi benevolo a conversare con noi? Basteranno 70 kg, cioè il peso medio di una persona? Scherziamo? 70 kg danno fastidio, se non sono "70 kg/VIP" o "70 kg inquadrati da una telecamera".
Parlo in generale, poi è chiaro che il mio amico Denzel Washington non è così. Lo so. Lo sento ;-)
Pensiamo a un padre, a un papà, sulla riva di un fiume. Un figlio è in mezzo al fiume, ha un malore, è in difficoltà. Sta annegando. Il padre soffre di cuore. Conosce il rischio, o piuttosto la certezza. E' in acqua. Raggiunge il figlio, lo afferra, lo conduce a riva. Dopo pochi minuti il padre muore.
Ora, qualche domanda:
Se il figlio era unico, quanto ci ha messo il padre per decidere di buttarsi? Meno di un istante.
Se il padre, oltre a quello, aveva altri due figli, quanto tempo per decidere? Meno di un istante.
Se i figli sono sette? Meno di un istante.
E se sono venti? Meno di un istante.
Con un po' di gusto per la narrazione in stile ebraico, potrei andare avanti per dieci minuti. Poi però non devo lagnarmi se perdo lettori.
La cosa essenziale è questa: che Cristo non ha patito i tormenti della Passione, non ha sopportato l'atroce solitudine dell'abbandono, tutti i dolori fisici e morali, l'agonia in Croce, perchè, poniamo, da Adamo ed Eva fino all'ultimo uomo che vivrà sulla terra saremo 103.450 miliardi di persone.
Lo ha fatto per me. Lo ha fatto per te. Che cosa significa la parabola della pecorella smarrita, se non questo?
Ad avere un po' di testa sul collo, ci sarebbe da impazzire dalla gratitudine e dalla tenerezza verso Cristo. Ci sarebbe da pensare giorno e notte a Lui, e alla Trinità Beatissima, e a Santa Maria che, proprio sul Calvario, accoglieva come figli gli assassini del Figlio: Madre di Misericordia, chi più di lei?
Beh, io la testa sul collo non ce l'ho, e forse nemmeno tu. Non dico che me ne vanto, perchè sarebbe vantarsi di ignorare e ferire Cristo. Però faccio presente che i peccatori consapevoli e dichiarati (= i mendicanti) hanno un diritto speciale alla Misericordia di Dio, alla Sua vicinanza che risana.
Come direbbe Celentano con sagge e mistiche parole: l'ha detto Lui!! ;-)

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giovedì 29 ottobre 2009

Diario (§ 28): Gesù in apparente contraddizione

Pootjebadende nonnen op het strand / wading nunsImage by Nationaal Archief via Flickr

Una volta Gesù mi disse: « Va' dalla Madre Superiora e pregala di autorizzarti a portare il cilicio per sette giorni e durante la notte ti alzerai una volta e verrai in cappella ». Risposi di si, ma avevo una certa difficoltà a recarmi dalla Superiora. Verso sera Gesù mi chiese: « Fino a quando rimanderai?». Decisi di parlarne alla Madre Superiora al primo incontro. il giorno dopo prima di mezzogiorno mi accorsi che la Madre Superiora andava in refettorio e siccome la cucina, il refettorio e la stanzetta di Suor Luisa si trovano quasi assieme, invitai la Madre Superiora nella stanzetta di Suor Luisa e le riferii la richiesta di Gesù. La Madre mi rispose: « Non le permetto di portare nessun cilicio. Nel modo più assoluto. Se Gesù le dà la forza di un colosso, le permetterò queste mortificazioni ». Mi scusai con la Madre per averle fatto perdere tempo ed uscii dalla stanzetta. All'improvviso vidi Gesù in piedi sulla porta della
cucina e Gli dissi: « Mi ordini di andare a chiedere delle penitenze, che la Madre Superiora non intende permettere ». Allora Gesù mi disse: «Ero qui durante il colloquio con la Superiora e so tutto e non voglio le tue mortificazioni, ma l'obbedienza. Con questo Mi dai una grande gloria ed acquisti dei meriti per te ».


Commento

Tra i molti spunti possibili, sottolinerei questi.
Gesù non ama che facciamo passare tempo inutile fra una Sua indicazione e la nostra esecuzione, e ci sollecita abbastanza presto.
Anche se superficialmente può sembrare un rimprovero, una ribellione, Suor Faustina al contrario mostra di avere un'enorme filiale confidenza con Gesù. E' la Sua bambina, che cautele dialettiche dovrebbe mai usare per esprimere un sentimento? E infatti Gesù non le risponde, alla don Rodrigo: "Come parli, suora?" ;-)
Gesù vuole fare capire a Faustina e a noi tutti che fare la Sua volontà dà molta più gloria a Dio che costruire un'intera città di nostra iniziativa.

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mercoledì 28 ottobre 2009

Misericordia: una parola solo apparentemente facile

Image via Wikipedia

Mica facile capire bene cos'è la Misericordia.
Capirlo del tutto, considerando che la Misericordia per essenza è lo stesso Dio, è impossibile.
Bisognerà cominciare a capire qualcosa e poi accontentarsi. Ma non perchè siamo gnucchi. S.Agostino ha avuto gli stessi problemi.
Misericordia è spesso usata come sinonimo di pietà. Questo può non facilitare le cose. Troppi film western o d'azione in cui lui, con una pistola piantata alla tempia, implora pietà, generalmente senza esito. "E' tardi ormai per pentirsi: bang! bang!"
Ecco, pietà, misericordia, possono sembrarci questo: non premere il grilletto.
Una persona abitualmente dura, ci sembra di poter dire, è misericordiosa quando sospende per un attimo, per un po', la sua durezza.
E allora può capitarci di riportare il concetto, quasi di peso, a Dio. Cioè: Dio è severo, molto severo con i nostri peccati, ma se noi insistiamo tanto nel domandare perdono, alla fine avrà pietà, avrà misericordia di noi.
Qualcosina di vero c'è, e comunque siamo solo all'inizio. Dio non è affatto severo, sono i nostri peccati a essere enormi; purtroppo però raramente ce ne rendiamo conto. Se noi domandiamo perdono, con una Confessione ben preparata e ben fatta, in pochi minuti, otteniamo misericordia.
Quello che tende a sfuggirci, tra le molte cose che ci sfuggono (non voglio scoraggiarvi, ma bisogna che sappiate che ci vuole molta pazienza), è la modalità del perdono di Dio.
I nostri peccati sono cancellati. Le colpe non esistono più. In Dio è assolutamente impossibile quella cosa tipica nostra: "perdono ma non dimentico". In Dio, per quanto tu possa essere marcio, tu ritrovi la freschezza e la gioia del primo incontro. Questa è Misericordia. Misericordia infatti equivale ad Amore Misericordioso. E' il più grande attributo di Dio. La Misericordia è l'Amore che perdona, è l'Amore incondizionato.
In corrispondenza del tuo ritorno, nel Cuore Misericordioso di Dio si scatena una festa che per noi corrisponde al nostro matrimonio, e ancora più grande: in proporzione alla grandezza del Cuore.

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martedì 27 ottobre 2009

Diario (§ 26-27): Fine della grande oscurità

Shrewley TunnelImage by R P Marks via Flickr
Fine del noviziato. Le sofferenze non diminuiscono affatto. Debolezza fisica; dispensa da tutte le pratiche di pietà, o meglio loro sostituzione con giaculatorie. Venerdì Santo. Gesù attrae il mio cuore nel centro infuocato dell'amore. Ciò è avvenuto durante l'adorazione serale. Improvvisamente la presenza di Dio s'impadronì di me. Dimenticai ogni cosa. Gesù mi fa conoscere quanto ha sofferto per me. Questo durò molto brevemente. Una nostalgia tremenda. Un desiderio ardente di amare Dio.
I primi voti. Un ardente desiderio di annientarmi per Dio mediante un amore attivo, ma che sfugga all'occhio anche delle suore che mi stanno più vicino. Anche dopo i voti però l'oscurità continuò a regnare nella mia anima fino a circa metà dell'anno.Durante la preghiera Gesù penetrò tutta l'anima mia. L'oscurità scomparve. Udii nell'intimo queste parole: «Tu sei la Mia gioia, tu sei delizia del Mio cuore ». Da quel momento percepli nel cuore, cioè nel mio intimo, la Santissima Trinità. In maniera sensibile mi sentii inondata di luce divina. Da allora la mia anima vive in intimità con Dio, come un bimbo col proprio padre affezionato.


Commento

Il Signore purifica le nostre anime, così incrostate dal durissimo calcare delle nostre aspettative e... dei nostri capricci. Con ciascuno usa una procedura, quindi è inutile che ci terrorizziamo con ciò che ha fatto con alcuni santi: magari con noi agirà in modo completamente diverso. Certo, non sarà come mangiare fette di torta alle mele (sono un orso e ne vado ghiotto...), però sarà il trattamento più adatto per noi.
Che meraviglia però la prospettiva di sentirsi dire, alla fine: "Tu sei la Mia gioia, tu sei delizia del Mio Cuore".
Che bello quando Dio può dire questo di noi, perchè ci siamo lasciati purificare, perchè lottiamo come prodi per compiere la Sua volontà, perchè siamo imbevuti della Sua Misericordia, in "entrata" (ricorriamo al Suo perdono, senza scoraggiarci) e in "uscita" (offriamo agli altri la nostra comprensione).

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lunedì 26 ottobre 2009

Medjugorje: Messaggio del 25 ottobre 2009

Medjugorje - l'Autel extérieurImage by prince de tubal via Flickr

"Cari figli, anche oggi vi porto la mia benedizione e vi benedico tutti e vi invito a crescere su questa strada che Dio ha incominciato attraverso di Me per la vostra salvezza. Pregate, digiunate e testimoniate con gioia la vostra fede, figlioli, e il vostro cuore sia sempre riempito di preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."


Commento

Sembrano cose semplici e banali... ai superficiali.
Ma proviamo a testimoniare la nostra fede con gioia, come una cosa abituale dico... e vedrete che non è per niente semplice e banale. A volte sembriamo apostoli del dio morale-sotto-i-tacchi :-)
E qual è il cammino allora?
Che il nostro cuore sia sempre riempito di preghiera.
E' un cammino, ripeto: dunque sarà progressivo. Ci vorrà una buona dose di buona volontà e di perseveranza, e una montagna di grazia di Dio.
Il cuore vitale di questo cammino sarà la Santa Messa possibilmente quotidiana.

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domenica 25 ottobre 2009

Diario (§ 25): Un lungo periodo di una difficile prova

Domenico di Michelino, La Divina Commedia di D...Image via Wikipedia

Nella notte mi fece visita la Madonna con in braccio il Bambino Gesù. La mia anima fu piena di gioia e dissi: « O Maria, Madre mia, lo sai quanto terribilmente soffro? ». E la Madonna mi rispose: « Lo so quanto soffri, ma non temere, io partecipo e parteciperò sempre alla tua sofferenza ». Sorrise amabilmente e scomparve. Immediatamente nella mia anima ritornò la forza e tanto coraggio. Questo però durò soltanto un giorno. Sembrava quasi che l'inferno avesse congiurato contro di me. Un odio tremendo cominciò ad insinuarsi nella mia anima, un odio contro tutto ciò che è santo e divino. Mi sembrava che questi tormenti dello spirito dovessero far parte per sempre della mia esistenza. Mi rivolsi pertanto al Santissimo Sacramento e dissi a Gesù: « O Gesù, Sposo della mia anima, non vedi che la mia anima sta morendo andando a Te? Come puoi nasconderTi così ad un cuore che Ti ama con tanta sincerità? Perdonami Gesù; si compia in me la Tua santa volontà. Soffrirò in silenzio, come una colomba, senza lamentarmi. Non permetterò al mio cuore nemmeno un solo gemito di doloroso lamento ».


Commento

E' impressionante questa espressione della Madonna a Faustina: "Partecipo e parteciperò sempre della tua sofferenza". Quale frase meglio di questa potrebbe segnalare la presenza di una Madre?
Eppure la Madonna sorride (come a Medjugorje, dove sorride così spesso) e, ovviamente, non è per superficialità verso il dolore della figlia. E' affetto purissimo. Guardate che non è facile sorridere a chi soffre intensamente: la natura fugge; l'amore resta e sorride.
E poi guardate con che "sfrontatezza" Faustina si rivolge a Gesù. E' perchè sta già percorrendo i cammini dell'infanzia spirituale, e quindi la confidenza è massima. Ma, come si nota immediatamente, anche l'abbandono fiducioso è massimo.
Quando un buon direttore spirituale ci segue, non dobbiamo avere paura di nulla, nemmeno di pensieri persistenti, ma in realtà non deliberati e volontari, di odio a Dio. Accettiamo la purificazione, compartecipiamo alla Croce anche se, quando ci si è dentro, il tempo della prova sembra interminabile.
Non è interminabile. Di interminabile, ci sarà solo la nostra partecipazione alla vita intima di Dio, in Cielo.

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25.10.09 : XXX Domenica Tempo Ordinario

Air raid over the West Bank near Gerico
Vangelo (Mc 10, 46-52) e commento
E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. 47 Costui, al sentire che c`era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: "Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!". 48 Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: "Figlio di Davide, abbi pietà di me!". 49 Allora Gesù si fermò e disse: "Chiamatelo!". E chiamarono il cieco dicendogli: "Coraggio! Alzati, ti chiama!". 50 Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51 Allora Gesù gli disse: "Che vuoi che io ti faccia?". E il cieco a lui: "Rabbunì, che io riabbia la vista!". 52 E Gesù gli disse: "Và, la tua fede ti ha salvato". E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada.

Butta via il mantello per correre più spedito?? Ma quanta fede ha quest'uomo? Se il miracolo fosse "fallito", chi gli garantiva di ritrovare il suo mantello, per ripararsi di notte?
E un altro particolare: "molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte".
Quest'uomo ha una fede d'acciaio, perseveranza, e dei consigli "prudenti" degli uomini se ne infischia.
Un buon Patrono per chi dubita, si scoraggia e si fa troppo impressionare dalla cautela degli altri.

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sabato 24 ottobre 2009

Dove vogliamo arrivare con questo lavoro

Foto of the Milky WayImage via Wikipedia

"Ma non è arrogante da parte di Dio questo dire all'uomo: io ti amo, io ti voglio rendere felice, ma alle mie condizioni; se non le accogli sei destinato a un'eternità di tormenti?"

La domanda di mio figlio è pacata, nasce dal desiderio di andare in profondità. E tuttavia nella sonnolenza del dopo pranzo estivo, mi coglie in contropiede. Cerco di guadagnare tempo, dicendo qualcosa che sia comunque utile:
"Dio non ci condanna all'inferno. L'inferno è la semplice conseguenza dell'avere liberamente rifiutato l'amore di Dio."

"D'accordo" risponde mio figlio. "Ma" aggiunge, e sapevo che non sarebbe stato facile liquidarlo "chi mai gli ha chiesto di sottoporre all'uomo questo tremendo dilemma: amami, oppure non amarmi? E se uno avesse preferito restare fuori della questione?"

Intuisco che andiamo alle radici più profonde della realtà, e che forse non troverò una risposta che soddisferà mio figlio. Così, senza illudermi troppo, dico quello che mi viene. Rifletto a voce alta.

Cosa sappiamo di Dio? Che è Infinito, che è Perfettissimo. Che è Amore, ma anche Sapienza e Giustizia. Forse a volte ci sembra che sapremmo regolare le cose meglio di Dio. Ci sembra di averlo colto in castagna, su questo o su quello. Ma la realtà è che noi siamo creature. Fatti a Sua immagine, intelligenti e liberi. Di più: chiamati a condividere la vita divina, come figli. Però Lui è il Creatore. Fra Lui e noi permane un abisso. Di fronte a Lui siamo ben poca cosa. Questo già di natura, non parliamo poi se consideriamo i nostri peccati. C'è una realtà, al di fuori dei nostri pensieri, che ci piaccia o no. Alla radice di questa realta c'è Dio Creatore, e noi siamo le sue creature. Quando ci sembra che Lui sia insipiente o ingiusto, siamo noi che non comprendiamo. Ci sforziamo di comprendere, e questo va bene. Ma se non ci riusciamo, siamo chiamati a fidarci. Possiamo anche non farlo. Dire: no, io ne so quanto Dio, anzi di più. E' esattamente il peccato di Adamo ed Eva. Un radicale porsi al di fuori della realtà. Per la cronaca: non so cosa, ma in tutto questo qualcosa ha convinto mio figlio.

Ecco l'obiettivo, il programma di questo blog: fare una grande, lunga immersione nella realtà. Per scoprire che non c'è niente di più bello della realtà. In particolare, cercheremo di esplorare la realtà del nostro essere creature: piccole, fragili, peccatrici, miserabili. Che però, nel momento in cui si riconoscono tali, attraggono irresistibilmente tutta la Grandezza, la Potenza, la Grazia, la Tenerezza del Dio infinitamente Misericordioso. Intendiamoci: Dio ci ama anche se lo rifiutiamo, o se neghiamo i nostri peccati. Ma se rientriamo nella realtà - l'umiltà è semplice riconoscimento di realtà, nè più nè meno - Dio ci stringe a Sè e ci colma delle Sue grazie. Perchè l'abisso chiama l'abisso.

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giovedì 22 ottobre 2009

Diario (§ 22-23): Notti dei sensi e dello spirito

The Dead of NightImage by Scott Ableman via Flickr

Al momento della vestizione, Dio mi fece conoscere quanto avrei dovuto soffrire. Vidi chiaramente a che cosa mi stavo impegnando. Fu questione di un attimo di tale sofferenza; poi il Signore inondò nuovamente l'anima mia con grandi consolazioni.
Verso la fine del primo anno di noviziato,cominciò a farsi scuro nella mia anima. Non provo alcuna soddisfazione nella preghiera; la meditazione per me è una gran fatica; la paura comincia ad impossessarsi di me. Penetro a fondo nel mio intimo e non vi scorgo nulla, all'infuori di una grande miseria. Vedo anche chiaramente la grande santità di Dio; non oso alzare gli occhi fino a Lui, ma mi prostro nella polvere ai Suoi piedi e méndico la Sua Misericordia.
Passò così circa la metà dell'anno, ma lo stato della mia anima non cambiò affatto. La nostra cara Madre Maestra m'infuse coraggio in quei momenti difficili. Ciò nonostante questa mia sofferenza aumenta sempre più. Si avvicina il secondo anno di noviziato. Al pensiero che debbo fare i voti, la mia anima rabbrividisce. Qualunque cosa legga, non la comprendo; non sono in grado di meditare. Mi sembra che la mia preghiera non sia gradita a Dio. Quando mi accosto ai santi Sacramenti, mi pare di offendere ancor di più Dio. Il confessore però non mi ha permesso di tralasciare nemmeno una sola volta la S. Comunione. Dio operava in modo singolare nella mia anima. Non capivo assolutamente nulla di quello che mi diceva il confessore. Le più semplici verità della fede mi erano divenute del tutto incomprensibili. La mia anima si tormentava non trovando soddisfazione da nessuna parte.
In un certo momento mi venne una forte idea di essere respinta da Dio. Questo pensiero spaventoso mi trafisse l'anima da parte a parte; per questa sofferenza la mia anima cominciò ad agonizzare. Volevo morire e non potevo. Mi venne il pensiero: « A che scopo cercare di acquistare le virtù? Perché mortificarsi, se tutto ciò non è gradito a Dio? ». Quando ne parlai con la Madre Maestra, ricevetti questa risposta: « Sappia, sorella, che Iddio la destina ad una grande santità. È un segno che Dio la vuole in paradiso, molto vicino a Sé. Sorella, abbia molta fiducia nel Signore Gesù ». Il tremendo pensiero di essere respinti da Dio è il tormento che in realtà soffrono i dannati. Mi rifugiai nelle Piaghe di Gesù. Ripetevo parole di speranza, ma quelle parole divennero per me un tormento ancora maggiore. Andai davanti al SS.mo Sacramento e cominciai a dire a Gesù: « Gesù, Tu hai detto che è più facile che una madre dimentichi il bambino che allatta, piuttosto che Iddio dimentichi una Sua creatura e se pure essa lo dimenticasse, Io Dio non dimenticherò la Mia creatura. Senti, Gesù, come geme la mia anima? Ascolta i vagiti strazianti della Tua bambina. Ho fiducia in Te, o Dio, poiché il cielo e la terra passeranno, ma la Tua Parola dura in eterno».
Però non trovai sollievo nemmeno per un istante.


Commento

Cosa sarebbe rimasto della povera Elena-Faustina dopo queste prove terrificanti se non si fosse rivolta con sincerità e prontezza alle sue guide spirituali, la Madre Maestra e il Confessore? Forse sarebbe rimasta per sempre Elena, e non sarebbe mai diventata Santa Maria Faustina.
Così anche noi dobbiamo avere una buona guida spirituale e, se non ce l'abbiamo o non ci soddisfa per fondate ragioni, dobbiamo pregare insistentemente il Signore perchè ce ne dia una veramente valida e ce la conservi a lungo.

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mercoledì 21 ottobre 2009

Memoria di Santa Maria Faustina Kowalska: 5 ottobre 2009

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martedì 20 ottobre 2009

Diario (§ 21): Un incarico molto speciale

Cracovia KrakówImage via Wikipedia

Fine del postulato 29.IV.1926.

I superiori mi mandarono a Cracovia per il noviziato. Una gioia inimmaginabile regnava nella mia anima.
Quando arrivammo in noviziato, stava morendo Suor... (il confessore don Michele Sopocko le aveva proibito di fare i nomi delle suore, nota del commentatore).
Qualche giorno dopo Suor... viene da me e mi ordina di andare dalla Madre Maestra a dirle di chiedere al suo confessore, Don Rospond, di celebrare una S. Messa per lei con l'aggiunta di tre giaculatorie. In un primo momento acconsentii, ma il giorno dopo pensai di non andare dalla Madre Maestra, poiché non capivo bene se si era trattato di un sogno o dii realtà. E non andai. La notte seguente si ripeté la stessa cosa in modo più chiaro, per cui non
ebbi più alcun dubbio. Malgrado ciò la mattina decisi di non parlarne ancora alla Maestra. «Gliene parlerò soltanto quando la vedrò durante il giorno ». Ad un tratto incontrai nel corridoio quella suora defunta; mi rimproverò di non essere andata subito ed una grande inquietudine s'impadronì della mia anima. Allora corsi immediatamente dalla Madre
Maestra e le raccontai tutto l'accaduto. La Madre mi rispose che avrebbe provveduto.
Nella mia anima ritornò subito la pace. Il terzo giorno quella suora tornò di nuovo e mi disse: « Iddio gliene renda merito »


Commento

Quando i santi somigliano un po' a noi, mi fanno impazzire di contentezza. Ecco Elena-Faustina che, in fondo, non ha voglia di svolgere l'incarico e trova ogni scusa per rimandare. Quante migliaia di volte è successo anche a me! Ma se lei è diventata santa, allora qualche possibilità, una stradina aperta e percorribile, ce l'ho anch'io!
Sì: Dio chiama veramente tutti, giovani zelanti e vecchi vissuti fino a quel momento come pagani, malati, sposati, divorziati, ladri e assassini (pentiti, si capisce!) alla santità.

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